Biblioteca TACL


Monografia
1228DAm 156


BACHELET, Vittorio
Legge e attività amministrativa nella programmazione economica / Vittorio Bachelet.- Milano : Dott. A. Giuffré Editore, 1975.- VII,224p. ; 22 cm
(Brochado) : Oferta


DIREITO ADMINISTRATIVO / Itália

1 - Legge, attività amministrativa e programmazione economica. 1. Legge di programmazione economica di settore e competenze della autorità amministrativa. 2. Una nuova giurisprudenza, più rigorosa, della Corte costituzionale in tema di programmazione. 3. La questione della riserva di legge e la questione della garanzia giurisdizionale del cittadino. 4. Il principio della riserva di legge nell'ordinamento anteriore alla Costituzione repubblicana: sua evoluzione storica. 5. Varie ipotesi di riserva di legge nella nostra carta costituzionale. 6. Riserva di legge assoluta, riserva di legge relativa, principio di legaiità dell’azione amministrativa. 7. I «limiti» all'iniziativa economica nel 2.º e nel 3.º comma dell’art. 41. 8. I «programmi e controlli» per indirizzare e coordinare a fini sociali l'attività economica. 9. La riserva di iegge del 3.º comma dell’art. 41 è riserva relativa. 10. II significato e le conseguenze giuridiche di tale riserva secondo la Corte costituzionale. 11. Le due ipotesi di approvazione legislativa del programma. 12. Osservazioni conclusive. 2 - Criteri programmatici e fini sociali nelle leggi che limitano l’iniziativa economica privata. 1. I «fini sociali» cui può essere indirizzata e coordinata l’attività economica. 2. Incostituzionalità di una legge di intervento in cui vi sia mancanza totale di determinazioni programmatiche. 3. La necessaria esplicitazione legislativa dei fini di utilità sociale. 4. Misure di direzione pubblica dell’economia rientranti fra quelle consentite dall’art. 41. 5. Il sindacato della Corte costituzionaie sulla «socialità» dei fini. 6. L’ipotesi del consorzio obbligatorio (rinvio). 3 - Leggi o super-leggi di incentivazione? 1. Le «leggi di incentivazione» nella proposta teorica del Guarino. 2. La mancata pronuncia della Corte costituzionale sul merito di tale ricostruzione dottrinale. 3. «Incentivazione» della libera attività dei privati e clausola di favore in un rapporto di concessione. 4. Le «leggi di indirizzo» emanate ex art. 41 u.co. Cost. 5. Aspetti etico-politici della correttezza dello Stato-autorità nei confronti dei cittadini-contraenti. Aspetti giuridici del problema: l’ipotesi di un particolare regime delle «leggi-contratto» ha un suo fondamento nella varietà di leggi «atipiche» previste dalla nostra Costituzione? 6. Identico problema per il «carattere di impegnatività» delle «leggi di incentivazione». 7. L’art. 41 ult. co. Cost. non statuisce un regime speciale per le «leggi di indirizzo» (nè per le sottospecie delle «leggi-contratto» e delle «leggi di incentivazione»). Esclusione, nel nostro sistema costituzionale, della configurabilità delle «leggi di piano» come super-ieggi. 4 - In vista di un sistema di programmazione economica nazionale. 1. L’efficienza della amministrazione come condizione per qualunque ipotesi di programmazione. 2. Le indicazioni della Corte costituzionale per le procedure di approvazione del prograrnma. 3. Il programma come finalizzazione organica di una coerente utilizzazione dei molteplici strumenti di limitazione e incentivo della privata iniziativa. 4. Opportunità che anche un programma di tal genere sia approvato con legge. 5. Legge di programma e leggi di riforma della pubblica amministrazione. 6. Ammissibilità di una ipotesi di delegazione legislativa per la Iegge di programrna. 7. La elaborazione del programma: responsabilità del Governo e del Presidente del Consiglio. 8. La esecuzione del programma. 9. Il controlio sulla esecuzione del programma. 10. In particolare: il controllo del Parlamento sull’attività di programmazione del Governo. 11. Il controllo delle singole amministrazioni sulla esecuzione del programma. Insufficienza di un controllo sugli atti. 12. Il controllo sugli organi e sulla attività: necessità di una attrezzatura tecnica degli organi responsabili del controllo. 13. Una «magistratura» di controllo sulla esecuzione del programma? 14. Strumenti tecnico-scientiflci per una valutazione dell’andamento del programma. La possibile attrezzatura in tal senso del CNEL. 15. Osservazioni conciusive. 5 - Aspetti e probiemi giuridici del «piano di rinascita» della Sardegna. 1. L’art. 13 dello Statuto Sardo e i problemi che pone la sua interpretazione. 2. Pianificazione statale e regionalismo. 3. La nozione di «piano» nella dottrina amministrativistica: l’attività di pianificazione come attività di alta amministrazione. 4. Altre nozioni di «piano» accolte nel nostro ordinamento: il «piano» come indicazione organica di un indirizzo politico ovvero come programma coordinato di investimenti pubblici. 5. Se il «piano di rinascita» sardo sia da interpretare secondo la nozione elaborata dalla dottrina amministrativistica. 6. O come indicazione organica di un indirizzo politico. 7. O come programma di investimenti pubblici. 8. Gli orientamenti della commissione per il piano di rinascita sardo. 9. La interpretazione del «piano» di rinascita come piano finanziario data dal legislatore ordinario. 10. L’art. 13 St.Sa. e l’art. 38 St.Si. in rapporto all’autonomia finanziaria delle Regioni. 11. Il «concorso» o accordo fra Stato e Regione. La problematica sulla natura giuridica delle relative intese. 6 - Inteventi economici e programrnazione nelle regioni a statuto speciale. 1. L’esperienza della programmazione nelle Regioni a statuto speciale. 2. La prima fase: gli interventi di settore. 3. I «piani» relativi a contributi speciali dello Stato. 4. L'istituzione di Enti operanti a livello regionale, di enti strumentali delle Regioni, di «finanziarie» regionali per lo sviluppo. 5. Interventi regionali e interventi straordinari dello Stato nelle Regioni. 6. La pianificazione del territorio. 7. Le prime ricerche per la elaborazione di programmi regionali di sviluppo. 8. Organi e procedure della programmazione regionale. La «partecipazione» di enti minori e forze sociali alla elaborazione del programma. 9. La forma di approvazione del programma. 10. Programmazione nazionale e competenze «esclusive» delle Regioni a statuto speciale. 11. Limiti della competenza di programmazione delle Regiostruzione del sistema dei rapporti fra programmazione regionale e statale. 12. Il piano di rinascita sardo e il suo significato per la ricostruzione del sistema dei rapporti fra programmazione regionale e statale. 13. L’esigenza di collaborazione fra Stato e Regione nella programmazione dello sviluppo. Il d.d.i. sulle procedure della programmazione e le osservazioni critiche delle Regioni. 14. Programmazione nazionale, programmazione regionaie e «durata» dell’indirizzo poiitico. 7 - Industria e industrializzazione. 1. Disciplina dell’industria e disciplina dell’impresa. 2. Il «diritto industriale». 3. L’industria nelle norme costituzionaii: la competenza delle regioni a statuto speciale. 4. Le imprese industriali nel codice civile. 5. La tutela penale dell’industria. 6. La cosiddetta proprietà industriale. 7. I consorzi industriali (rinvio). 8. Polizia dell’industria: le industrie pericolose, insalubri o rumorose. 9. La legislazione sociale a favore dei lavoratori dell’industria (rinvio). 10. Profili giuridici della politica d’industrializzazione. 11. Le esenzioni fiscali. 12. Il finanziamento agevolato. 13. Provvedimenti a favore della media e piccola industria. 14. Finanziamenti a tasso agevolato per specifici settori di attività industriaie (rinvio). 15. La razionaiizzazione dell’insediamento degli impianti: le «zone industriali». 16. L’industrializzazione del Mezzogiorno nel programma di sviluppo economico dei territori meridionali: dalle agevolazioni fiscali ai consorzi per le aree di sviluppo in dustriale. 17. Il finanziamento dell’industrializzazione del Mezzogiorno. 18. L'intervento deIl’amministrazione pubblica: dalla riserva di quote di forniture all'azione dell'industria di Stato. 19. L'attività industriale dello Stato. 20. Sviluppo industriale e promozione della ricerca scientifica
e tecnologica. 21. Lo sviluppo dell’industria moderna e le esigenze di una programmazione nazionale. 22. L’organizzazione amministrativa preposta all’industria. 8 - L’adeguamento dell’apparato di governo alle esigenze di una politica di sviluppo. 1. Tradizionale «stabilità» della pubblica amministrazione. 2. Lince tradizionali ed elementi nuovi nella nostra organizzazione amministrativa. 3. Lo Stato (e la pubblica amministrazione) come operatore economico e sociale. 4. Lo spirito di intrapresa nelle scelte politiche e in quelle amministrative. 5. Il nuovo rilievo della attività della amministrazione: problemi di una nuova disciplina e di nuovi controili e garanzie non limitati agli atti amministrativi. 6. Nuove formule organizzative dell’attività imprenditoriale pubblica: aziende di Stato, enti pubblici, partecipazioni statali. 7. Occasionalità delle soluzioni di volta in volta attuate. Mancanza di un disegno organico e rischi di divaricazione fra apparato tradizionale e organismi autonomi. 8. Autonomie funzionali e esigenze di unità di indirizzo politico e amministrativo. 9. L’urgenza di un coordinamento organico dell’azione pubblica in ordine alla «programmazione». 10. Il coordinamento tradizionaie; la gerarchia ministeriale e la responsabilità collegiale del Consiglio dei ministri. Nuovi compiti del Presidente del consiglio. 11. La funzione di coordinamento del bilancio dello Stato. Esperienze e prospetrive. 12. Il prograrnma di governo e la responsabilità del coordinamento di una politica globale di sviluppo. Necessità di una adeguata attrezzatura della Presidenza del consiglio. 13. I Comitati di ministri. 14. Nuovi modelli organizzativi nell’amministrazione centraie dello Stato.